Il momento storico in cui nascono le varie Arti Marziali, in special modo il Karate, era caratterizzato dalla quotidianità della guerra e del combattimento. Difendersi, attaccare erano necessità pratiche ed era impensabile non imparare a farlo seriamente, con efficacia. Non si dava spazio al formalismo estetico o alle tecniche inutili, c’erano stili idonei allo sviluppo delle diverse abilità.
La trasmissione delle tecniche di battaglia avveniva segretamente. Nascevano così le scuole e gli stili, che con il rispetto per la persona, trasmettevano in modo più gentile l’esperienza acquisita sui campi di battaglia.
Il Maestro Funakoshi ebbe il merito di riunire e semplificare le varie scuole per diffondere l’Arte del Karate a tutti coloro che la volevano praticare. I suoi eredi continuano in questa opera di diffusione. Analizzando nel tempo l’evoluzione dello stile Shotokan di Funakoshi emerge il fatto che i validi principi delle origini hanno subito delle revisioni e delle modifiche che sembrano aver perso di vista l’obiettivo essenziale dell’efficacia e inoltre non tengono conto delle nuove esigenze dettate dalla modernità né dalle verità emerse grazie allo studio e alla ricerca scientifica.
Presso la Scuola di Arti Marziali Makoto in Trieste da molto tempo si lavora allo scopo di verificare quale evoluzione sta avendo il karate moderno: vengono visionati e confrontati vecchi e nuovi filmati di kata, kumite, tecnica; si studia fisica, medicina, ginnastica, stretching; ci si confronta con altre Arti Marziali, sia interne che esterne alla palestra stessa; si ascoltano e nell’ambito dello studio vengono tenute in considerazione anche le voci, le opinioni, i dubbi dei praticanti di tutti i livelli, principianti e Maestri.
Sono così emersi molti dati tutti interessanti.
Abbiamo scoperto che nella consueta pratica si confonde la forza con la rigidità, che si eseguono tecniche con atteggiamento formale invece che con esecuzione efficace, che l’espressione della velocità viene associata allo scatto rigido anziché alla fluidità, che non è possibile effettuare un vero kime nel fare tecniche tirate a vuoto, che troppi praticanti hanno lesioni ortopediche di vario grado non giustificabili in chi si allena bene e regolarmente.
Dunque oggi emerge la forte esigenza di istruire gli allievi con metodi più efficienti ed attenti ai loro bisogni, con metodi nuovi, supportati da una sperimentazione ed una verifica vera e non da un’acquisizione passiva e ripetitiva di tecniche vuote.
Da molto tempo perciò nella Scuola Makoto si respira un’altra aria: gli allievi non sono da addestrare come marines alla guerra che non faranno mai.
Gli allievi hanno bisogno di attenzione e motivazione per praticare un Karate che insegni a prendere coscienza del corpo, del movimento, dell’ambiente e delle relazioni tra questi elementi. Si tratta di un Karate concreto, efficace, armonico per chi cerca un metodo di difesa e una scelta di vita.
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